Bari, in aula il maresciallo accusato di fare da talpa a Olivieri: “Non sapevo delle indagini su di lui”
Il maresciallo della Finanza Antonio Cretì nega di aver saputo delle indagini su Giacomo Olivieri. A processo per rivelazione di segreto istruttorio, parla dei rapporti e del presunto favore sul mutuo.
Il processo a Bari e l’accusa di rivelazione di segreto
Si è aperto davanti al Tribunale di Bari il processo a carico di Antonio Cretì, 51 anni, maresciallo della Guardia di Finanza, accusato di rivelazione di segreto istruttorio. Secondo l’impianto accusatorio, l’ufficiale avrebbe informato ambienti esterni alla Procura di Bari di imminenti perquisizioni disposte nell’ambito di un’indagine sul calcio dilettantistico, fornendo così notizie riservate.
Cretì è ritenuto, dagli inquirenti, la presunta “talpa” dell’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, arrestato nel febbraio 2024 nell’ambito dell’inchiesta denominata Codice Interno. Il procedimento a carico del finanziere è arrivato a dibattimento dopo che il giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta della Procura di archiviazione per tenuità del fatto.
Il racconto del maresciallo e il ruolo del giornalista
Nel corso dell’udienza, Antonio Cretì, difeso dall’avvocato Emiliano D’Alessandro, ha ricostruito la genesi dei suoi contatti con Giacomo Olivieri e con l’allora giornalista Antonio Loconte, all’epoca collaboratore del sito Quotidiano Italiano. Secondo quanto riferito in aula, il giornalista sarebbe stato utilizzato come “esca” per far emergere elementi utili in un’indagine per usura, dalla quale sarebbe poi scaturito un filone sul calcioscommesse.
“Quella sul calcioscommesse – ha detto Cretì davanti al Tribunale collegiale presieduto da Perrelli – è una branca di una indagine per usura, nata da una lettera anonima. Riuscii ad identificare gli usurati, tra cui c’era un calciatore del Bitonto”. Il maresciallo ha spiegato di aver compreso, da una telefonata intercettata, l’intenzione di vendere una partita, circostanza che avrebbe portato alla decisione di effettuare perquisizioni.
In quel contesto, ha riferito Cretì, sarebbe maturata la scelta di dare visibilità alla notizia attraverso i media. “Mi serviva dare risalto alla notizia”, ha dichiarato, sostenendo che, dopo la pubblicazione degli articoli, i calciatori furono ascoltati dalla Procura federale e ammisero la combine, con successive condanne in sede sportiva.
I rapporti con Olivieri e la difesa dell’imputato
Al pubblico ministero Larissa Catella, Antonio Cretì ha ribadito di non essere a conoscenza delle indagini condotte dalla Dda e dalla Polizia di Stato su Giacomo Olivieri. “Non sapevo delle indagini su di lui”, ha affermato in aula. Il maresciallo ha ricostruito i rapporti personali con l’ex consigliere regionale, spiegando di averlo conosciuto in ambito associativo.
Secondo la sua versione, all’inizio del 2024 aveva chiesto a Olivieri un aiuto per rinegoziare il mutuo. “Mi disse che la moglie aveva aperto un’agenzia di intermediazione creditizia e che mi avrebbe dato una mano”, ha raccontato, precisando però che la promessa non avrebbe avuto seguito. Ha inoltre smentito che Olivieri fosse stato il suo legale in una vicenda di separazione personale.
Resta centrale, nell’accusa, il sospetto che Cretì possa aver avvertito Olivieri del suo imminente arresto, anche alla luce del fatto che il telefono dell’ex consigliere risultò resettato pochi giorni prima del fermo. Su questo punto, il maresciallo ha respinto ogni addebito.
Il processo è stato rinviato al 3 marzo per la discussione finale, nella quale saranno valutate le responsabilità penali dell’imputato e la tenuta complessiva dell’impianto accusatorio.
