Regione Puglia, Emiliano consulente di Decaro solo con l’ok del Csm, senza autorizzazione torna magistrato
Il futuro di Michele Emiliano è legato al via libera del Csm: senza autorizzazione resterà magistrato, mentre l’incarico in Regione richiede il collocamento fuori ruolo secondo la riforma Cartabia.
Il futuro di Emiliano e il nodo del Csm
Dal giorno della proclamazione di Antonio Decaro come presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano è rientrato formalmente nei ranghi della magistratura. Il suo status attuale è quello di magistrato in attesa di una nuova destinazione, in base alla disciplina previgente alla riforma Cartabia. Proprio questa cornice normativa diventa decisiva nel caso in cui l’ex governatore dovesse accettare l’eventuale incarico di consulente giuridico del nuovo presidente regionale. In quel caso, sarebbe necessario un nuovo collocamento fuori ruolo, soggetto all’autorizzazione del Consiglio superiore della magistratura, l’organo competente a valutare la legittimità degli incarichi extragiudiziali. La riforma Cartabia, entrata in vigore negli ultimi anni, ha introdotto criteri più stringenti per limitare il ricorso a incarichi esterni, riducendo durata, numero e tipologia delle autorizzazioni concedibili.
Incarichi extragiudiziali e limiti della riforma Cartabia
L’autorizzazione del Csm è obbligatoria per tutti gli incarichi che esulano dall’attività giudiziaria ordinaria, fatta eccezione per le cariche elettive e alcune funzioni istituzionali specifiche. La riforma Cartabia ha incluso tra gli incarichi potenzialmente autorizzabili anche quelli presso le Regioni, come le giunte o i consigli regionali, ambiti che in passato non erano espressamente previsti. Tuttavia, la decisione resta discrezionale e viene assunta caso per caso, tenendo conto delle esigenze dell’ente e delle competenze del magistrato. Nel caso di Emiliano, la giunta regionale ha predisposto un contratto triennale di studio e ricerca, con clausola di esclusiva e una retribuzione equiparata a quella dei dirigenti apicali regionali, pari a circa 130mila euro lordi annui. La struttura dell’incarico è stata modellata su precedenti autorizzati, con l’obiettivo di dimostrare la necessità di competenze giuridiche elevate per supportare il presidente regionale in materie complesse, come le crisi industriali.
Il possibile rientro in magistratura e i precedenti
Sarà la Regione Puglia a dover presentare formale richiesta al Csm, indicando durata e contenuti dell’incarico, mentre Michele Emiliano dovrà esprimere il proprio consenso. L’iter prevede un primo esame in Terza commissione e successivamente il passaggio in plenum. I tempi non sono rigidamente stabiliti, ma secondo fonti istituzionali non dovrebbero essere particolarmente lunghi. Non esistono però precedenti identici dopo l’entrata in vigore della riforma Cartabia. In passato il Csm ha autorizzato collocamenti fuori ruolo per incarichi di capo di gabinetto nelle Regioni, ma ha anche respinto richieste per ruoli dirigenziali in enti locali o società pubbliche. In caso di mancata autorizzazione, Emiliano dovrebbe rientrare stabilmente nei ruoli della magistratura. Avendo lasciato l’attività giudiziaria nel 2003, quando era pm alla Procura di Bari, l’eventuale rientro avverrebbe nel ruolo giudicante, con assegnazione presumibile al settore civile e in una regione non confinante con la Puglia, come previsto dalle regole vigenti.
